Pubblico volentieri foto e articolo di Riccardo Roiter Rigoni ricevuti dall’amica Francesca Vannini. Si tratta del Presepio realizzato grazie all’innovativo laboratorio di MusicArterapia all’ospedale San Camillo al Lido di Venezia. Ricambio l’Augurio per un felice Natale a tutte le persone che leggono.
“Come ogni anno, nel periodo che precede il Natale, il Presepe torna a far parte delle nostre case.
Son passati tantissimi anni da quando Francesco d’Assisi sentì il desiderio di rappresentare in modo tangibile quanto avvenne nella notte Santa. Sicuramente nel paese di Greccio, in quella vigilia di Natale del 1223, furono in molti a rimanere stupiti dalla scena che si stava svolgendo davanti ai loro occhi. Sicuramente, nelle intenzioni del Santo, quella non era solo una semplice raffigurazione fine a sé stessa ma voleva essere un segno importante che, pur nella sua “originalità”, era destinato ad andare a toccare il cuore della gente.Forse la sua intenzione era quella di dire che il Signore non era nato solo dodici secoli prima, ma continuava a tornare alla luce per portare il suo messaggio di speranza e di gioia. Oppure voleva indicare che Gesù bambino non era venuto al mondo solo sotto il cielo di Betlemme ma che nasceva ovunque ci fosse qualcuno che desiderava accoglierlo e ospitarlo.

Presepi nelle nostre abitazioni, nelle chiese ma anche nelle piazze, negli ospedali e nei centri commerciali; statuine con sembianze diverse, da quelle classiche a quelle più moderne e stilizzate, da quelle etniche a quelle del presepe napoletano in cui oltre ai pastori compaiono anche personaggi politici o dello spettacolo dei giorni nostri.
Tanti modi diversi per vivere questo simbolo, molti volti di una stessa scena che, purtroppo, sta cominciando forse a sbiadire il suo senso di sana “provocazione”, di invito a fermarsi un attimo a riflettere su aspetti della vita che sono fondamentali ma che, per fretta o per paura, si tendono sempre più a trascurare e a rimandare ad altri giorni.

Come si può rappresentare il presepe in un ospedale? In un reparto di neuro riabilitazione in cui le persone vi si sono ritrovate proiettate da un ictus, da un incidente o da una malattia degenerativa? Come si può portare il messaggio del Presepe in quel luogo di sofferenza dove la percezione di sé stessi è rappresentata da un caos senza fine e dove il domani è costituito da una serie infinita di punti di domanda?
Molto probabilmente sono state queste le domande che hanno portato la Dottoressa Francesca Vannini, MusicArTerapeuta dell’ospedale San Camillo, ad intraprendere un percorso che nel giro di qualche giorno l’ha portata, grazie alla collaborazione di alcuni pazienti, dei loro famigliari e di alcuni colleghi, a dar vita ad una natività alquanto originale, ma soprattutto infinitamente toccante.
In questo presepe gli ausili sanitari, utilizzati tutti i giorni per praticare le terapie, hanno preso una nuova forma. Con fantasia, ironia e sensibilità questi oggetti di cura sono stati trasformati nei personaggi e nei luoghi propri di ogni presepe. E così due “pappagalli” per le urine sono divenuti il bue e l’asinello, una mascherina per l’ossigeno ha assunto il ruolo di culla di Gesù bambino, due contenitori per le flebo sono diventati la Madonna e San Giuseppe, ad un pannolone è poi toccato il compito di diventare la grotta, ad un catetere (riempito di blu di metilene) quello di trasformarsi in un lago mentre garze e cotone idrofilo sono invece diventate delle pecore e a dei gessi ortopedici, opportunamente colorati, è toccato il ruolo di fare le montagne per lo sfondo.

Indagando su come questo presepe abbia preso forma si ci può stupire nello scoprire che è partito tutto da un’ intuizione alla cui base vi è un aspetto puramente terapeutico il quale consiste nel far vivere ai pazienti un’esperienza di trasformazione. Gli oggetti che per un lungo periodo sono stati vissuti come strumenti di cura invasivi, dolorosi e indubbiamente frustranti sono stati manipolati dalle loro stesse mani in modo da portarli ad assumere forme e ruoli completamente nuovi, diversi ed esteticamente piacevoli.
Francesca Vannini raccontando le varie fasi della lavorazione del “Presepe in ospedale” ha tenuto più volte ad evidenziare quanto l’iniziativa abbia coinvolto altre figure professionali: logopediste, fisioterapisti e infermieri che hanno portato idee curiose e spunti creativi davvero interessanti.
Anche i famigliari dei pazienti si sono lasciati coinvolgere e hanno voluto collaborare attivamente quasi a voler sottolineare che il dramma della malattia non riguarda solo chi soffre in prima persona ma anche tutti coloro che gli vivono accanto e che gli vogliono bene.

Desiderio di fare, di raccontarsi e di coinvolgersi, sentimenti e realtà che nel periodo natalizio acquistano un significato ancora più forte.
Il Presepe della neuro riabilitazione, in grado di unire pazienti, famigliari e operatori sanitari in un’unica “equipe”, adesso è lì in tutta la sua semplicità e in tutta la sua straordinaria bellezza fatta di umanità e di voglia di far percepire che, in ogni situazione e in ogni momento, può avvenire dentro ognuno di noi un qualcosa in grado di donare un nuovo senso a ciò che si sta vivendo.
Una nuova vita che, in questo caso, assume quanto mai il significato di una ri-nascita sempre possibile.”
Riccardo Roiter Rigoni